Giovedì 20 maggio 2010 - 16° giorno di cammino: Outeiro-Santiago. 17 km (tot. 410)

Oggi Luciano, Antonio e io partiamo alle prime luci dell'alba. Vogliamo arrivare il più presto possibile a Santiago, per poter compiere con calma tutti gli "adempimenti" previsti e poterci recare senza fretta alla Messa del pellegrino, che si celebra in cattedrale alle 12.
Il cammino odierno, benedetto da un bel cielo azzurro e da temperature miti, che ci accompagnano ormai da giorni dopo le dure giornate di pioggia e vento freddo che ci hanno messi alla prova nei giorni passati, si snoda fra gli ormai usuali saliscendi galiziani, in mezzo a paesaggi agresti che lasciano affascinati. Antonio e Luciano, veri e propri appassionati di tutto ciò che riguarda l'arte e l'architettura locali antiche, mi hanno trasmesso il virus delle foto dei "cruzeiros", le colonne sovrastate da Crocifissi che costellano le campagne di buona parte della Spagna, se non tutta. Ne ricordo uno molto bello, anche come ambientazione, all'uscita da Sahagun nel giugno 2008 (v. foto qui sotto).
Alla fine di questo pellegrinaggio saranno numerosissime le foto di Cruzeiros che avrò raccolto. Camminiamo per oltre due ore prima di trovare il primo bar aperto. Antonio è sull'orlo di una crisi di astinenza da caffeina e si tuffa a pesce dentro alla tazza del "cafè con leche". Io, da Italiano, ordino invece un "cafè corto", un espresso simile a quello che si beve nei nostri bar in Italia.
Nonostante il tragitto breve, riusciamo a faticare su alcune salite alquanto ripide: è il cammino che ci saluta, ci diciamo...


Arriviamo in centro poco dopo le 10 e mezzo. Fra un'ora e mezzo c'è la Messa del pellegrino, per cui, come in catena di montaggio, pungolati dal solerte Luciano ci precipitiamo a ritirare la Compostela,

poi in albergo (ottima scelta di Luciano, a due passi dalla cattedrale e con camerette pulite e ordinate) per una doccia rapida e via in Cattedrale, dove ci aspetta una bella e inaspettata sorpresa: l'omone sudafricano che avevo incontrato a Messa a Orense e che mi aveva detto di chiamarsi Frank, lo vediamo uscire in processione dalla sagrestia in abito liturgico e scopriamo così che in realtà Frank è un sacerdote cattolico (e in quel momento non sappiamo ancora che è addirittura appena stato nominato Vescovo, cosa che scoprirò una volta rientrato in Italia...).
Al pomeriggio andiamo al Gato Negro a mangiare il polpo (è un rito a cui non si può mancare...) 
e la sera compiamo l'altro rito, quello personale di Luciano, che non manca mai, quando arriva a Santiago, di mangiare il chuleton, che è praticamente una bistecca alla fiorentina, molto buona, annaffiata con vino galiziano, che è bianco ma si sposa ugualmente con la bistecca (lo ha detto Luciano e io, da incompetente, dico che ha ragione, anche se il dubbio mi rimane che forse sarebbe stato più indicato un bel rosso corposo...:-). 
Domani passerò la giornata a Santiago, in attesa del volo serale per Madrid da dove, la mattina di sabato 22, memoria liturgica di Santa Rita (alla quale sono molto legato), si tornerà a casa...
Credo di potermi considerare molto fortunato per aver avuto già due volte la possibilità di vivere un'esperienza di pellegrinaggio a Santiago de Compostela. E, come si sa, non c'è due senza tre...




Mercoledì 19 maggio 2010 - 15° giorno di cammino: Silleda-Outeiro. 25 km (tot. 393)

Oggi il caldo si fa sentire, ma ancor più si fa sentire il desiderio di arrivare a Santiago. Soliti paesaggi da cartolina, solito silenzio, solita pace.
Luciano è un missile umano e ci distanzia dopo pochi km. Antonio e io bighelloniamo invece, fermandoci ogni minuto a disquisire su questo o quell'albero, su questa o quella erba, su questo o quel fiore. E' un vero godimento e in questo clima rilassato i km passano più leggeri e, soprattutto, faccio meno caso al male alla pianta del piede sinistro, che ormai mi accompagna fedele ogni giorno e che si fa sentire con simpatiche fitte lancinanti ogni volta che faccio l'errore di appoggiare la suola dello scarpone su di un sasso sporgente. Se non altro, avendo l'accortezza di badare a dove metto i piedi, riesco a camminare pressoché normalmente.
  

Durante il cammino Antonio e io incontriamo la casa di Andrea e Cristina, due giovani e coraggiosi psicologi milanesi che hanno deciso di trasferirsi a vivere in Galizia in una casa da ristrutturare. La struttura è splendida e in larga parte già restaurata; anche se necessita ancora di molto lavoro, si riesce già ora a intravedere quello che potrà essere lo splendido risultato finale dell'operazione di recupero architettonico dell'insieme costituito dalla casa e dagli edifici di servizio.
Non ce ne andiamo prima di aver fatto una foto ricordo insieme ed esserci gustati un bel caffè all'italiana fatto da Cristina con la moka...
Il cammino ci conduce pian piano all'arrivo della meta odierna; prima, però, ci tocca sputare l'anima su una salita di circa 4 km che arriva, come la classica ciliegina sulla torta, giusto in tempo per stroncarci le gambe alla fine della giornata. In questo modo però sappiamo meglio apprezzare il bell'albergue de peregrinos di Outeiro, nuovo, pulito, spazioso e con una accogliente e funzionale area esterna.
La sera, per andare a cenare ci tocca camminare per 2 km tra andata e ritorno, ma cosa sono 2 km per pellegrini professionisti e impavidi come noi?...

Martedì 18 maggio 2010 - 14° giorno di cammino: Castro Dozón-Silleda. 28 km (tot. 368)

Questa mattina, alla partenza alle 7, il freddo è meno pungente del solito. Il cielo limpido e la temperatura già a quest'ora superiore rispetto ai giorni passati preannunciano quindi una giornata probabilmente calda. Guai lamentarsi, comunque, sia chiaro!...
I paesaggi sono quelli, bellissimi, ormai abituali da giorni: campagna collinare, paesini semidisabitati, verdi boschi, fiori, aria limpida, silenzio, fonti con acqua cristallina e freschissima. Cosa si potrebbe pretendere di meglio?...


Anche i pochi tratti a bordo strada sono, come al solito, quasi deserti, per cui anche questi passaggi assumono un carattere singolare e gradevole.
La parte finale della tappa è una salita, che inizia dopo il passaggio di un antico ponte romano e che ci sembra interminabile, verso Silleda, dove ritroviamo Antonio, riposato a dovere dalla fatica terribile di ieri, che ci ha preceduto nella camera da tre che abbiamo preso in affitto per questa sera, i cui proprietari hanno un bar al piano terra. La camera è alquanto modesta e con la rete del letto che sembra una gondola, ma la signora è gentilissima e addirittura ci fa il bucato e ci stende la biancheria!... Il tutto per l'iperbolica cifra di 10€ a testa...

Lunedì 17 maggio 2010 - 13° giorno di cammino: Cea-Castro Dozón. 25 km (tot. 340)

Anche oggi, come quattro giorni fa, Antonio e io scegliamo un percorso differente rispetto a Luciano. Lui, infatti, preferisce prendersi un giorno di quasi riposo e, per raggiungere Castro Dozón, sceglie la via più breve, circa 15 Km. Noi, invece, decidiamo di visitare il monastero cistercense di Oseira, la cui fondazione risale al XII Sec. e che rappresenta un'opera monumentale e architettonica stupenda.
Per questo motivo, allunghiamo la tappa di 10 km, che per Antonio diventeranno circa 17 perché nella seconda parte del cammino si attarda per scattare delle fotografie e si perde, allungando notevolmente il suo percorso. Alla fine arriverà stremato, poveretto, e sarà costretto a percorrere in autobus la tappa di domani, che con i suoi 28 km sarà l'ultima piuttosto lunga prima di Santiago.
Fino al momento in cui ci separiamo, Antonio e io camminiamo anche oggi in condizioni ottimali, sia dal punto di vista meteorologico, sia dal punto di vista paesaggistico. Questi ultimi giorni di cammino sono definitivamente segnati dal bel tempo e da temperature mai eccessivamente elevate, anche nelle ore centrali del giorno: davvero una pacchia...
Talvolta, alcuni tratti dei sentieri portano ancora i segni delle piogge dei giorni passati, ma si tratta al massimo di passaggi fangosi lunghi pochi metri, che riusciamo ad evitare abbastanza agevolmente.
Percorro gli ultimi Km prima di Castro Dozón lungo la ormai familiare N525, che in questo tratto fiancheggia l'autostrada, e rimango stupito, pensando al caos presente 24 ore al giorno sulle strade emiliane, nel notare che, sommando i veicoli in transito su autostrada e strada statale, si arriverà sì e no a eguagliare il flusso di traffico di una nostra strada di campagna!...

Domenica 16 maggio 2010 - 12° giorno di cammino: Ourense-Cea. 22 km (tot. 315)

Oggi è domenica e ci aspetta una tappa tranquilla, relativamente corta, domenicale appunto. Per la mia famiglia poi oggi è festa doppia, visto che è anche il compleanno di Cristina: la giornata luminosa e la temperatura mite che ci accolgono al risveglio sono perciò per me fonte di doppia gioia.
Ormai, giunti alla quint'ultima giornata di cammino, sentiamo vicina la meta e inizia a manifestarsi una sensazione che ricordo provai anche due anni fa negli ultimi giorni del precedente pellegrinaggio: da un lato, la gioiosa consapevolezza che si sta per raccogliere il frutto di tanta fatica e che un percorso di vita, pur limitato e in buona parte "simbolico", sta per trovare il proprio compimento; dall'altro, una certa malinconia per il fatto che sta per finire una bella esperienza, bella già in quanto tale e non solo per la meta che ha come proprio obiettivo e realizzazione.
Il cammino in sè è, o almeno così l'ho vissuto in entrambe queste mie esperienze, di per sé un momento di vita forte, profondo, alla fine del quale non ci ci ritrova uguali a come si era quando lo si è iniziato. Camminando si impara la bellezza del lento fluire dello spazio e del tempo; del faticare senza lagnarsi e senza scoraggiarsi; del saper attendere che ciò che si desidera si compia secondo ritmi, modi e tempi su cui non si può incidere se non marginalmente, ma ai quali al contrario si deve imparare ad adattarsi e nei quali si viene in un certo senso accolti e inseriti; dello sperimentare che si può vivere con un decimo degli oggetti di cui normalmente ci pare di non poter fare a meno; del saper camminare per ore da soli e nel silenzio senza sentirsi soli; del poter riflettere, talora toccare con mano, sulla reale e amorevole presenza della Provvidenza al proprio fianco. Soprattutto, ci si sente parte di quel secolare flusso di uomini e di fede che dal medioevo a oggi è il pellegrinaggio ai luoghi santi della cristianità. Anche e soprattutto oggi, in un tempo nel quale la secolarizzazione della società tende a desacralizzare e a distorcere ogni forma di spiritualità e quindi anche queste realtà, nate, sviluppatesi e vissute per centinaia di anni come atti e segni della devozione dei cristiani verso i testimoni di Cristo, primi fra tutti i martiri.
Esiste anche, come è normale che sia, un "lato B" della medaglia, che mi è parso di cogliere in alcune persone incontrate sul cammino: quello di vivere questo genere di esperienze non per quello che sono e che è bene che siano, cioè una fase comunque temporanea e transitoria della propria vita, ma come fuga dalla realtà e dal peso della vita quotidiana. Oggi, come peraltro anche in passato, insieme a pellegrini si incontrano vagabondi, persone che semplicemente "viaggiano", non in direzione di un luogo preciso e per un motivo altrettanto preciso ma, perlomeno apparentemente, senza meta. Alcune situazioni personali incontrate mi paiono francamente cariche di tristezza interiore, di solitudine, di incapacità di vivere i problemi, gli impegni e gli sforzi quotidiani, di fuga - appunto - dalla realtà. In effetti, i "vagabondi" sono sempre esistiti (in gioventù, per quasi un anno io stesso ne ho arricchito le fila, per cui parlo di ciò che anche personalmente conosco) e per certi versi credo di poter dire che anch'essi testimoniano un aspetto della sofferenza dell'umanità.
Tornando alla giornata odierna, dopo aver pestato un sasso sporgente vedo le stelle e realizzo che da alcuni giorni mi duole spesso la pianta del piede sinistro, probabilmente a causa dell'affaticamento provicato dai "tapponi" di montagna dei giorni scorsi. Credo si tratti di un'infiammazione tendinea (che non mi abbandonerà più fino all'arrivo a Santiago e, con alti e bassi, continuerà a farsi sentire anche una volta rientrato a casa: la vecchiaia non è teoria, è realtà!...) e che fortunatamente in questi ultimi giorni, con tappe un po' più brevi e con dislivelli molto più contenuti, potrò comunque tenere abbastanza agevolmente sotto controllo.
Il percorso si snoda attraverso dolci paesaggi collinari, con un clima che si fa ogni ora più gradevole, pur con la temperatura rigida del primo mattino. Il blu del cielo, il verde dei campi e dei boschi, il giallo delle ginestre e il rosa carne del brezo (l'arbusto tipico delle montagne e colline di queste zone) creano tavolozze di colore che lasciano estasiati...
Scopriamo che Cea è la "capitale del pane", nel senso che il pane qui prodotto è in effetti ottimo ed è addirittura a DOP! All'arrivo all'albergue troviamo l'acqua delle docce gelata: un gruppo di ragazzi catalani, arrivati presto, ha pensato bene di divertirsi a vuotare il boiler per far fare la doccia fredda alle ragazze del gruppo. Peccato che la bella idea l'abbiano avuta PRIMA che gli altri pellegrini potessero lavarsi... anche questo è cammino... Alla fine, il gruppo di vitellozzi si dimostrerà poi assolutamente normale, intendendo con "normale" anche il fatto che si fanno le canne!... In ogni caso, viste le premesse, i catalani gaudenti avranno nei giorni successivi un comportamento corretto e rispettoso verso gli altri pellegrini.
Nel rifugio ci sono anche i due pellegrini piemontesi incontrati la prima notte a Zamora, il "dongiovanni" Lorenzo e il suo amico Franco, e il pellegrino francese Jean Michel, che vive a Lourdes, con i quali la sera condivideremo una bella cena a base di pulpo, assordati dal tifo, più che PRO-Barcellona ANTI-madrilista, dei clienti del locale, che assistono all'ultima partita del campionato spagnolo di calcio con una partecipazione talmente smodata da far impallidire il tifo italiano.

Sabato 15 maggio 2010 - 11° giorno di cammino: Xunqueira de Ambia-Ourense. 23 km (tot. 293)

Oggi il tempo, dopo un'iniziale alternanza di pioggerellina e instabilità variabile, volge rapidamente al bello. La felicità è tanta, prima di tutto per il fatto che finalmente si torna a vedere il cielo blu, dopo giorni di grigio in tutte le sue tonalità; poi perché si può finalmente riporre quella sauna ambulante, che è la peraltro indispensabile tuta antiacqua, nello zaino. Poter camminare sotto il cielo azzurro in bermuda e maglietta, come direbbe una pubblicità, non ha prezzo...
La partenza mi vede scattare dalla pole position insieme a un pellegrino "professionista", un pensionato australiano che sta girando a piedi mezzo mondo. Ha percorso tutta la Francigena da Canterbury a Roma e ora credo abbia iniziato la Via de la Plata da Siviglia: prodigi della pensione!... Tra l'altro, nonostante il suo pedigree di pellegrino a cinque stelle, non è il massimo dal punto di vista del senso dell'orientamento per cui, cammina sì veloce grazie al suo invidiabile grado di preparazione e mi distanzia in quattro e quattr'otto, ma in un paio di occasioni lo raggiungo perchè sbaglia spesso sentiero... il mondo è bello perché vario...
L'arrivo a Ourense, dove finalmente trovo un bancomat dopo un paio di giorni a secco di contante, avviene in compagnia di un pellegrino galiziano, Juan (credo...), con cui attraverso la lunga periferia, fino ad arrivare all'albergue, alle porte del centro storico. Riesco a partecipare alla Messa vespertina in Cattedrale. Di tutti i pellegrini presenti nel rifugio, a Messa siamo solo in due: un omone sudafricano con cui faccio conoscenza dopo la celebrazione e che si chiama Frank, e io. La sera, con Luciano e Antonio, ceniamo in una trattoria vicina, in compagnia del simpatico Carlos, responsabile dell'albergue de Peregrinos che ci ospita.

Venerdì 14 maggio 2010 - 10° giorno di cammino: Laxa-Xunqueira de Ambia. 35 km (tot. 270)

Col cavolo che il tempo si mette decisamente al bello, come a un certo punto era sembrato ieri pomeriggio!... Oggi si parte con l'ormai usuale compagnia di pioggia, vento, freddo. Devo dire, però, che questa vita spartana mi piace molto, la preferisco enormemente agli ozi e agli agi della vita da turista, che pure a piccole dosi e in luoghi ameni so apprezzare. Ma questa è un'altra cosa: il pellegrinaggio coinvolge in modo molto più radicale, a cominciare dal fatto che occupa un periodo della propria vita molto più lungo, rispetto a una vacanza.
Altro aspetto peculiare del pellegrinaggio è l'essenzialità della vita che si affronta, con tutto il proprio microcosmo contenuto in una cinquantina di litri di zaino e la prospettiva di camminare ininterrottamente per settimane, coprendo distanze che appaiono ragguardevoli anche su una carta geografica di scala continentale... E' il senso della essenzialità, dell'essere dipendenti da poco e del voler imparare ad esserli da niente, che affascina e conquista, oltre ovviamente alla meta che si porta nel cuore, il luogo santo che si desidera raggiungere in un cammino di progressiva purificazione da tutte le scorie di cui inevitabilmente la vita quotidiana ci incrosta. E' una sorta di revisione periodica che la nostra "auto", la nostra vita interiore, è bene ogni tanto faccia.
Tornando alla tappa odierna, oggi ho gambe e piedi molto tonici, per cui alla fine della giornata arriverò all'albergue de peregrinos con un certo anticipo rispetto ai miei compagni. Simpatico e singolare, poco dopo la partenza da Laxa, il bar nel quale il proprietario, dai modi asciutti ma molto disponibile con i pellegrini, offre ai propri clienti una conchiglia su cui riportare il proprio nome e provenienza. Ovviamente, anche Luciano e io ne approfittiamo...
I luoghi attraversati oggi sono molto suggestivi, forse particolarmente anche col brutto tempo che ci ha accompagnato. Un lunghissimo e solitario rettilineo su una strada sterrata, fortunatamente non fangosa, ci conduce pian piano a Xunqueira, dove ci accoglie un altro bell'albergue pubblico, come ormai accade ogni giorno qui in Galizia. Domani abbiamo in programma l'arrivo a Orense

Giovedì 13 maggio 2010 - 9° giorno di cammino: A Gudiña-Laxa. 35 km (tot. 235)

Ci alziamo verso le 6,30. Non piove più, per ora, ma il cielo è a dir poco plumbeo. Temperatura mite, tipica per la stagione: circa 5 gradi (!!!)... direi che anche per oggi non si dovrebbe sudare...
In realtà quando piove, dovendo indossare la tuta antiacqua, va a finire che si suda più di quando c'è il sole e si cammina in maglietta...
Dopo una bella colazione al bar, che scalda l'animo oltre che lo stomaco, alle 7,30 partiamo. All'uscita dalla cittadina il cammino si biforca. Noi, come anche tutti gli altri pellegrini, scegliamo il percorso di destra, che si allontana dalla 525 addentrandosi nella zona montuosa circostante.
Per un bel tratto camminiamo su strada asfaltata, con pochissimo traffico e in costante salita. In breve ci ritroviamo immersi nelle nuvole, in un'atmosfera a tratti irreale. La comitiva dei pellegrini cammina, ansimando in silenzio per la salita. 
Poco prima di arrivare al paesino di Campobecerros, nel corso di una discesa piuttosto impegnativa su sentiero sterrato, mi cede di colpo una delle bacchette da nordic walking, che si spezza in due. Dopo un minuto di raccoglimento, diamo degna sepoltura alla vittima, consegnandola ufficialmente alla gentile proprietaria del bar di Campobecerros, che mi assicura che la appenderà alla parete del locale, a imperitura memoria di noi eroici pellegrini...
La parte finale del cammino è su strada asfaltata, in continua discesa. Arrivo a Laxa con le gambe fumanti per lo sforzo, ma notevolmente rinfrancato dal fatto che il tempo pare mettersi al bello, le montagne sono terminate e ora ci aspettano solo tappe collinari. Dulcis in fundo, l'albergue è di recente costruzione e ben tenuto; è gestito dalla Protezione Civile e una giovane, carina e gentile volontaria ci da la chiave della camera a 4 letti, destinata ai disabili, che oggi resterebbe altrimenti inutilizzata. Ci dormiamo Luciano, Antonio, io e Vicente, un giovanottone di Valencia, che di professione fa il cuoco e che ora è purtroppo disoccupato. E' un ragazzone di circa 120 Kg, che oltre tutto ne ha persi 10 nel cammino fatto finora. Mi sembra molto buono ed è un tipo apparentemente pacioccone ma in realtà determinato, visto che da molti giorni cammina imperterrito con un piede dolorante a causa di uno stiramento patito per un passo falso... La vita del pellegrino per certi versi è implacabile: quello che nella vita di tutti i giorni potrebbe essere poco più che un fastidioso contrattempo, come una distorsione o uno stiramento, in un contesto come questo può arrivare a causare il fallimento di un pellegrinaggio e la necessità di rivedere radicalmente programmi accuratamente preparati per settimane, se non per mesi. Abbiamo incontrato Vicente a Puebla de Sanabria e questo è l'ultimo giorno che passeremo in sua compagnia, visto che da domani, a motivo del suo piede malconcio, accorcerà necessariamente le ultime tappe fino a Santiago.
La sera, rinunciando alla cena con Antonio e Luciano per uno spuntino frugale, riesco addirittura a partecipare alla Messa...

Mercoledì 12 maggio 2010 - 8° giorno di cammino: Lubian-A Gudiña. 25 km (tot. 200)

La mattina, appena alzati, troviamo la sorpresa che ogni pellegrino notoriamente sogna uscendo dalla propria stanza per mettersi in cammino: la pioggia! Noi abbiamo una sorpresa aggiuntiva, che neppure il più ottimista dei pellegrini oserebbe nemmeno immaginare: oltre a piovere, c'è un freddo ladro e sulle cime sopra al paese stanotte è addirittura nevicato...
In ogni caso, nonostante il freddo (che camminando vestiti in modo corretto si sopporta benissimo), lo scenario è molto suggestivo. L'aria è cristallina e si respira a pieni polmoni, sbuffando come buoi e diffondendo nell'aria col proprio respiro ampie volute di vapore acqueo. Ci si sente dei Jack London de noantri...
Pochi km dopo l'uscita dal paese, percorsi sulla strada asfaltata, a un bivio che divide la strada dal cammino, Antonio e io preferiamo avventurarci sul sentiero mentre Luciano, temendo il fango, sceglie di proseguire sull'asfalto. A fine giornata potremo dire di aver fatto la scelta migliore, visto il rapido miglioramento del tempo e la tutto sommato ottima condizione dei sentieri incontrati, oltre agli stupendi paesaggi e ambienti naturali attraversati.
Poco dopo esserci separati da Luciano smette di piovere e il tempo, alquanto variabile, alterna momenti di copertura nuvolosa ad altri di cielo terso e limpido. Il vento fresco, che alla sera diventerà freddo, quasi pungente, è la costante di tutta la giornata.
Attraversiamo gli ormai abituali villaggi semidiroccati e paesaggi naturali che sono così suggestivi e belli, nella loro semplicità, da catturare ogni volta l'attenzione e l'ammirazione del pellegrino. Antonio, vero e proprio amante del bello e della natura, si sofferma più volte ad ammirare e fotografare fiori, costruzioni, ruderi. Ci intratteniamo reciprocamente nel commentare la flora locale, che per certi versi assomiglia più alla nostra vegetazione del Nord Italia, piuttosto che a quella presente nel Sud della Spagna.
Luciano, camminando lungo la strada, ci precede di almeno un'ora e gentilmente ci riserva i letti. A poche centinaia di metri dall'albergue, preceduta e accompagnata da un vento freddo e teso, arriva la pioggia, per cui ci tocca bardarci nuovamente negli ultimi 10 minuti di cammino. Arriviamo trafelati e madidi di sudore. Fortunatamente Luciano, che marciando per strada è arrivato prima di noi, ci ha occupato due letti vicini al suo e soprattutto vicini a uno dei pochi termosifoni in funzione. Durante la sera e la notte la pioggia aumenta, arrivando in certi momenti a essere veramente forte. Il termosifone elettrico che abbiamo la fortuna di avere tra i nostri due letti a castello si rivela utilissimo anche per asciugare il bucato, oltre che per scaldare un poco questi poveri pellegrini...

Martedì 11 maggio 2010 - 7° giorno di cammino: Puebla de Sanabria-Lubian. 30 km (tot. 175)

Si parte con il sole e un bel cielo azzurro, anche se la temperatura è fredda e le previsioni meteo indicano un imminente peggioramento. Il percorso odierno prevede la progressiva ascesa a Padornelo, cima Coppi del Camino a oltre 1300 metri di quota.
Già alla partenza di vede la neve sulle cime delle montagne verso le quali ci stiamo dirigendo. La salita si affronta senza particolari difficoltà e si snoda fra tratti su strada e altri su sentiero. Dopo una sosta a un bar perdo Luciano e Antonio, che partono 10 minuti prima di me e che non ritrovo per tutta la tappa, perché io non mi fermo più fino all'arrivo a Lubian, mentre loro fanno un'altra sosta a Padornelo.
Valicato il passo, la discesa vede un leggero miglioramento del tempo: che piacere camminare nella tuta antiacqua quando torna a splendere il sole!... a confronto dell'interno della tuta, si può affermare che un bagno turco è secco come il deserto...
I sentieri sono talora veri e propri ruscelli. La zona, infatti, e soprattutto il clima di questo periodo sono un paradiso dell'acqua...

Anche l'arrivo a Lubian è in parte avventuroso. Mi ritrovo con un pellegrino spagnolo, Juan, nell'ultimo tratto nel bosco e a un certo punto perdiamo il sentiero. Il mio proverbiale senso dell'orientamento e una buona dose di "suerte" fanno sì che a un certo punto "sbuchiamo" su una linea ferroviaria in corrispondenza della stazione di Lubian e da lì ritroviamo subito la via verso il paese, che dista ormai solo un paio di km.
L'albergue de peregrinos è completo, per cui optiamo per due belle camere in affitto presso i proprietari del bar del paese. In una dormiamo Josè e io; nella seconda Luciano e Antonio.

Lunedì 10 maggio 2010: Rionegro del Puente-Puebla de Sanabria. 7 Km in bus; 30 Km a piedi (tot 145)

Stamattina, come deciso ieri, si parte con il bus per i primi 7 km, per evitare di camminare per quasi 40 km nelle condizioni ancora delicate nelle quali per diversi motivi ci troviamo. Iniziamo quindi il cammino da Mombuey, appena scesi dal bus sul quale abbiamo condiviso il breve viaggio con vecchietti simpatici e loquaci, che usufruiscono di questo utilissimo servizio pubblico di trasporto per poter effettuare le proprie visite mediche.
Il sentiero si snoda fra campi, boschi e piccoli villaggi, in un ambiente estremamente bucolico. Attraversiamo anche uno dei pochi cantieri stradali attivi e, comparendo quasi per prodigio, ci si affianca un cagnone da pastore che più che un cane sembra un manzo. L'aspetto è inquietante, a motivo delle dimensioni e della forza che dimostra di avere, oltre al carattere dominante tipico di queste razze da pastore, che spesso vengono utilizzate per condurre al pascolo e guidare le greggi anche in assenza del pastore. Sono quindi animali molto intelligenti e, se necessario per difendere gli animali loro affidati, aggressivi. Questo vitellone, invece, che pare essersi perso, si dimostra estremamente pacifico: va avanti e indietro lungo il sentiero, perdendosi per alcuni minuti e riapparendo all'improvviso. Ci seguirà per più di un'ora, sparendo all'improvviso, così come era apparso, nel momento in cui entriamo in un bar.
L'ultima parte della tappa odierna si svolge lungo la N525, che ormai ci è familiare e in un certo senso rassicurante circa il fatto che non stiamo perdendo la giusta direzione, visto che la sua stessa meta è Santiago...
Puebla de Sanabria è una cittadina relativamente grande, con un centro storico antico molto invitante, ma anche inerpicato troppo in alto sopra un colle per le mie capacità deambulatorie di questa fine giornata. Mi accontento quindi di ammirare il castello dal basso, dove si trova l'albergue, salendo verso il centro solo quel tanto che basta per raggiungere la cappella nella quale anche oggi posso partecipare alla Messa.
Alla sera, più stanchi che affamati, mangiamo un poco di formaggio e salume insieme nella cucina dell'albergue, che è dotato di una accogliente e rilassante "habitacion para roncadores", una camera per russatori nella quale io e un pellegrino tedesco, Olaf, sommo russatore (pare impossibile, ma mi batte: durante la notte lo sentirò superare la cortina pressoché ermetica dei miei tappi di cera!...), ci godiamo una nottata tranquilli e beati, sapendo di poter dare liberamente sfogo alle nostre doti concertistiche notturne. Dopo una rapida consultazione, optiamo senza tentennamenti per un ampio repertorio di autori classici, ovviamente "Russi"... ;-)

Domenica 9 maggio 2010: Santa Croya de Tera - Rionegro del Puente. 27 Km (tot 115)

Giornata mistica e ascetica.
Mi sveglio prestissimo, verso le 4,15. Sono preoccupato per la tappa di oggi, lunga quasi 30 km, a motivo dei miei piedi doloranti per le vesciche e per i dolori articolari.
Dopo essermi rigirato nel letto tentando inutilmente di riaddormentarmi, alle 5 decido di alzarmi e inizio a prepararmi, cominciando naturalmente dai piedi. Stranamente, mi sembra che stiano molto meglio: che sia stato l'ammollo di ieri sera in aceto, acqua fredda e sale, che mi ha propinato il provvidenziale albergatore?
Fuori piove e il cielo è ancora totalmente buio quando, alle 6 e 1/4, primo pellegrino a uscire dal rifugio, mi metto per strada. L'impatto iniziale è di angosciosa solitudine. Per strada non c'è un cane e al buio pesto, nonostante la torcia da fronte, riesco al massimo a inquadrare pochi metri di strada davanti a me. Il sentiero non lo vedo e, sotto quest'acqua, l'ultimo dei miei desideri è di infilarmi al buio lungo carraie sconosciute e fangose...
Arrivo lungo la strada a Santa Marta de Croya, dove si trova un'antica chiesa. Faccio l'unica foto di questo mattino di fronte al cippo di ingresso alla zona sacra poi, mentre ancora mi sto domandando come diavolo sarà il sentiero, per miracolo scopro che la tappa di oggi corre tutta parallelamente e a fianco della nazionale 525 (che da oggi diventerà frequentemente compagna di viaggio per oltre 250 km...). La decisione è subito presa: oggi si fa tutta la tappa su strada! Il giorno (domenica), l'orario, il buio, la pioggia fanno privilegiare questa opzione senza alcun tentennamento: niente macchine, niente fango, direzione certa. Si parte.
Dicevo che la giornata è mistica e ascetica. Infatti scorre tutta nella solitudine, su rettilinei asfaltati che si perdono all'orizzonte, con una pioggia sferzante e fredda, poco cibo nello zaino, i pochi bar chiusi fino all'arrivo e la possibilità di tanta preghiera, che mi consola, mi commuove, mi sprona, mi da la sensazione di poter offrire questo disagio e questa fatica al Signore per la mia conversione e per tutti i miei cari, quelli che mi hanno chiesto di pregare per loro, quelli che non l'hanno fatto, i malati, i più provati... insomma, nelle ore di silenzio rotto solo dal rumore dei passi sull'asfalto, dal verso di qualche animale selvatico o da lontani rintocchi di campane, riesco davvero a pregare cattolicamente, in modo universale.
Imploro la Madonna di non farmi perdere la Messa festiva, visto che ieri sera a Santa Croya non c'è stata. Arrivo al primo paese verso le 8,30, devio cinque minuti per arrivare alla chiesa e la trovo chiusa e senza indicazioni sulla Messa. Il paese è deserto. Riparto. Dopo poco più di un'ora arrivo a un secondo paese e, dopo una breve esitazione, decido di proseguire senza verificare: è ancora troppo presto, mi dico. Esco poche centinaia di metri dal paese e sento le campane che iniziano a suonare! Vuoi vedere che alle 10 c'è la Messa? Non ho il coraggio di ritornare, per cui rinnovo la preghiera alla Madonna e avanti. Sempre solo. Ogni tanto, alla fine degli interminabili rettilinei, mi volto dicendomi: vedrai che almeno là in fondo si intravedrà qualche pellegrino all'orizzonte: macché, non si vede un bel niente! Ragazzi, oggi la tappa è così, c'è poco da fare: mistica e ascetica. Veramente una tappa speciale, non per niente è domenica!
Cammina cammina, alla fine raggiungo Rionegro del Puente alle 11,40. Una bella chiesa antica con una edicola dedicata alla Madonna sulla strada. Mi piace...
Mi fermo al bar a lato della chiesa e domando della Messa: c'è alle 13! Questa mattina, mentre camminavo, ho valutato se proseguire per altri 7-8 km fino a Mombuey, in modo da rendere più leggera la tappa di domani, ma la "coincidenza" della Messa fra poco più di un'ora mi pare troppo allettante: c'è il tempo per "inaugurare" l'albergue, di cui il barista mi da la chiave, fare la doccia e il bucato e alle 13, lavato e stirato, mi godo la Messa domenicale tanto sperata!
Poi, pian piano, arrivano tutti gli altri, Luciano, Antonio e Josè compresi e il rifugio si anima: ecco Pierre e Charles, il pittore Antòn, una coppia di francesi bretoni, una di austriaci di Graz e 2 di tedeschi di Francoforte,... Il cammino è fatto anche di questo ritrovarsi, giorno dopo giorno, con le stesse persone a fine tappa. Si vive per certi versi l'atmosfera di quei films di guerra nei quali, alla sera, gli aviatori ritrovano con sollievo ancora vivi i propri commilitoni, reduci dalle missioni della giornata appena trascorsa. Come in quei films, ci si ritrova a tavola o al bar a raccontarsi com'è andata la giornata, come è stato duro quel tratto di cammino, bella quella chiesetta antica in mezzo alla campagna, simpatico quel negoziante,...
Sono veramente felice per come è andata questa giornata. Nel frattempo la pioggia è cessata e, pur con un vento teso e piuttosto freddo, è tornato il sole con un bellissimo cielo azzurro. Decidiamo che i 38 Km previsti per la tappa di domani sono un azzardo e approfittiamo dell'informazione che ci da il barista, che ci parla di un suo parente che guida il pulmino che fa servizio pubblico di zona per l'ospedale di Mombuey. Lo so che è contro la filosofia del cammino, però mi sembrerebbe un atteggiamento da integralista, viste le mie attuali condizioni, pretendere di fare a piedi una tappa tanto lunga. 30 Km andranno benissimo, per cui con Luciano, Antonio e Josè ci diamo anche il bonus, per domattina, di una mezz'oretta di sonno in più...

Da martedì 4 a sabato 8 maggio 2010

Oggi è la prima volta che riesco ad accedere a internet, per cui farò necessariamente una sintesi di questi primi 4 giorni di cammino.
Innanzitutto ciò che pesa di più: dopo il "cammino della fortuna", quello di due anni fa con mio figlio Francesco sul Camino Frances, lungo il quale godemmo di una salute splendida ai piedi, quest'anno mi stanno fiorendo anche le vesciche che non mi sono venute allora... In realtà ne ho solo 2 o 3, ma il problema è che sono nella parte inferiore delle dita, per cui camminando fanno vedere le stelle. In questo modo succede che, per evitare di appoggiare la parte dolente, si cammina in modo non corretto, così iniziano a far male anche i tendini e questo sì che è un bel problema, perché con le tendiniti non si scherza: l'unica possibilità è il riposo e io non posso permettermi di perdere giorni di cammino, a meno che non voglia tornare a casa a piedi anziché con il volo che ho già prenotato e pagato...
Bene, basta frignare, passiamo alle cose serie.
1) La crisi economica in Spagna è pesantissima: c'è un mare di annunci di vendita di immobili e i cantieri stradali e ferroviari, che due anni fa erano in fermento, sono quasi fermi. Insomma, una situazione davvero difficile, che devo dire il popolo spagnolo vive con un almeno apparente distacco e con la nobiltà d'animo che lo contraddistingue.
2) I pellegrini. C'è, come previsto, il mondo intero rappresentato, dall'Europa all'Australia. Mi sembra anche di notare che la fama crescente del cammino di Santiago tenda a diluirne il contenuto prettamente religioso, a favore di un più generico spiritualismo alla moda o nemmeno di quello, cioè semplicemente moda o mero desiderio di avventura. La compagnia è quindi buona cosa, ma va gestita con saggezza e misura, perché è un attimo ritrovarsi invischiati in contesti che poco hanno in comune con la dimensione del pellegrinaggio e molto con quella di buontemponi che, almeno all'apparenza, cercano soprattutto occasioni per fare baldoria e trekking a buon prezzo.
Devo dire che, in questi primi giorni, ho avuto la possibilità di percorrere molti km da solo attraversando campagne deserte e sterminate, che aiutano molto il raccoglimento e la preghiera: è molto bello poter ricordare la propria famiglia, i parenti, gli amici, soprattutto i malati e quelli più tribolati, i colleghi, tutti quelli che mi hanno chiesto una preghiera. In questa dimensione e in questo contesto, si trova anche un senso al male ai piedi; ad esempio, quando si recitano i misteri dolorosi, ci si rende conto di che infima imitazione della sofferenze di Cristo siano quelle delle proprie estremità...
3) I luoghi. Come due anni fa, lo spostarsi a piedi consente di vedere, apprezzare e ammirare anche i minimi particolari del territorio che si attraversa e che offre scenari di una bellezza unica. Peccato non poter caricare, per ora, le foto sul blog...
Adesso mi stanno convocando perentoriamente per la cena: obbedisco. Ciao a tutti
INTEGRAZIONE
Giunto a casa, posso caricare alcune delle foto più significative di questi primi giorni:

1) 4 maggio, piazzale della stazione di Bologna: partenza bagnata, partenza fortunata...
2) Arrivo a Zamora in bus
3-4a-4b) Zamora: la Cattedrale; vista del fiume Duero; gli hospitaleros tedeschi e il giovane pellegrino, anch'egli tedesco, Kris.
5) 5 maggio: partenza dall'albergue con cielo limpido e temperatura di 4°C alle 8 del mattino...
6) Il tralcio, tagliato dalla vite, dissecca...
7) 6 maggio: uscendo da Montamarta verso Granja de Moreruela
8) La famosa "flecha amarilla", in questo caso "flecha platana"
9) Una controllata ogni tanto allo specchietto retrovisore ci vuole...
10) La bella Casa Rural di Granja de Moreruela
11) 7 maggio: da Granja de Moreruela a Tabara. Arriva la pioggia...















12) 8 maggio. Da Tabara a Santa Croya de Tera. Piove? E io mi asciugo il calzino con il phon!